La storia della villa
La Rocca Pisana è una villa veneta progettata da Vincenzo Scamozzi in stile palladiano nel 1576. Il committente Vettor Pisani era un nobile veneziano che già possedeva nella zona di Lonigo-Bagnolo estese proprietà terriere.
“Una giornata alla Rocca Pisana è un'esperienza di vita, una seduta terapeutica”, cosi' la ricordava l'architetto e artista Manfredo Massironi. E infatti, al di là della storiografia artistica che scopre e rivaluta, solo verso la metà del Novecento, l'opera più importante di Vincenzo Scamozzi, qualcosa di magico coglie chi ha il privilegio di passare qualche ora, nell'antica villa vicentina. La Rocca Pisana, sorge nei pressi di Lonigo,sopra una collina dalla quale domina la pianura vicentina. Questo distacco dalla “vita sottostante”, coniugato con la simbiosi tra edificio, che si apre verso il cielo e verso il bosco, e natura circostante trasmettono al visitatore la sensazione di essere nell'edificio e al tempo stesso fuori, immerso nella natura, ricevendone un effetto benefico e rilassante. In questo senso una giornata in questo luogo antico “è un'esperienza terapeutica”. Chissà se “l'architetto della luce” a questo pensava quando, nel 1574 progettava la sua più suggestiva opera, su commissione di Vettore Pisani, nobile di una potente famiglia veneziana, primogenito di quel Giovanni che nel novembre del 1523 acquistò il feudo di Bagnolo. Nel Trattato “L'idea dell'architettura universale” Vincenzo Scamozzi appone accanto alla descrizione della Rocca Pisana la data del 1576, che probabilmente corrisponde alla fine dei lavori. La Rocca non fu
costruita come abitazione principale, ma per “diporto inaria più sana” , lontana dalla pianura maleodorante e infestata dalle zanzare. L'edificio fu edificato sui resti di un' antica fortezza, detta appunto Rocca, distrutta da Ezelino da Romano, da cui prende il nome. La villa, visibile da una grande distanza, si caratterizza per una struttura quadrata sormontata da una cupola ottagonale con un' apertura al culmine dalla quale entra la luce che s'irradia sulla sala centrale. Sul pavimento, in corrispondenza dell'apertura sulla cupola, una griglia marmorea raccoglie l'acqua piovana. Attorno al salone gira il piano nobile con sale arredate con mobili d'epoca. La vista verso la vallata è semplicemente splendida, nelle giornate limpide si possono scorgere gli Appennini. L'accesso alla loggia in stile palladiano, avviene attraverso una scala alla romana che porta in un pronaio neoclassico con sei colonne ioniche, serrate dal timpano dentato al cui vertice si alza la cupola aperta. Nel seminterrato, una grande sala, alcune camere, e una cucina ancora perfettamente funzionante. Sul piano della storiografia artistica “Determinanti – si legge nell'articolo scritto da Franco Barbieri, Howard Burns e Simona Tortora (Vincenzo Scamozzi 1548-1616 – Marsilio) - tra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo , sono stati gli apporti di Bresciani Alvarez, soprattutto di Cavallari Murat e di Semenzato nel rivelarci la particolarità del discorso architettonico della Rocca, “che traccia un'immagine lirica tra le più felici dell'intera arte veneta”. Di pari passo, merito particolarmente di Semenzato, si rivela peculiare nella Rocca “il rapporto tra architettura e paesaggio”. Oggi la Rocca appare in tutto il suo splendore grazie a un restauro voluto dalla contessa Rosetta de Lazara Pisani negli anni Cinquanta e alla costante cura degli attuali conduttori, i conti Ferri.
Scamozzi.
L'allievo di Palladio
Vincenzo Scamozzi (Vicenza 2 settembre 1548 – Venezia 7 agosto 1616) allievo e imitatore di Palladio? Un perenne interrogativo che riporta alla storica competizione sul piano artistico tra la Rocca Pisana e la più celebre Rotonda del Palladio, situata a ridosso di Vicenza e costruita nello stesso periodo.
Molti critici d'arte si sono cimentati nelle analisi delle opere e solo verso la metà del Novecento vi è stato un processo di revisione e valorizzazione dei lavori di Vincenzo Scamozzi, contemporaneo di Andrea Palladio, ma più giovane di 40 anni. Il paragone tra le due Villle è stato una sorta di perenne incubo, “immancabilmente risolto a sfavore della Rocca”. Mentre - scrivono nel saggio sulla Rocca Pisana (Vincenzo Scamozzi 1548-1616 editore Marsilio) Barbieri, Burns e Tortora: “può concludersi un serrato confronto tra il paradigma della Rotonda quasi ideale “casa degli dei” e la rigorosa aderenza a pratica funzionalità esplicitata nella Rocca, davvero “casa degli
uomini”, conquista ottenuta dallo Scamozzi senza nulla sacrificare alla ricerca di una astratta perfezione formale, sottoponendo a serrata critica la villa palladiana da lui intimamente conosciuta proprio nelle sue deficienze funzionali e dove parteciperà in prima persona ai lavori di completamento” (dopo la morte del Palladio). Quindi questo rapporto tra Palladio e Scamozzi che ci riporta al rapporto tra Mozart e Salieri, ha fatto si che, ironia della sorte, Scamozzi definito correttamente “l'architetto della luce” e lo si vede bene passeggiando tra le antiche mura e stanza della Rocca illuminate dalla luce che penetra dall'alto della cupola aperta ai raggi del sole, non abbia potuto vivere, al tempo, di luce propria. Ma in realtà Scamozzi fu un vero protagonista dell'architettura del suo tempo. Architetto particolarmente erudito, concepiva l'architettura, come una scienza esatta, complessa, con proprie regole da studiare attentamente e con pazienza. Grazie alle sua opere e in particolare il trattato “L'idea dell'architettura universale” Scamozzi, che, oltre a progettare molti palazzi tra Vicenza, Venezia e Padova, raccolse in un' importante biblioteca personale saggi pregiati, influenzò la formazione degli architetti europei, in particolare i continuatori del palladianesimo come Richard Boyle.
Vincenzo Scamozzi
Andrea Palladio